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Furio Santini (Cortona, 1918 – Milano, 2004), detto Sanfurio, ha trascorso la giovinezza a Firenze e nel 1947 si è trasferito in America, lavorando in diverse città, fra le quali New York e Buenos Aires. Tornato in Europa, ha studiato pittura prima a Parigi, dove si è recato assiduamente tra il 1951 e il 1958, poi a Milano, dove ha frequentato l'Accademia di Brera e partecipato a mostre collettive organizzate dalla Società Permanente. Pittore e scrittore. Uomo irrequieto e schivo. Nel corso della sua vita ha realizzato dipinti molto diversi gli uni dagli altri, per soggetto e tecnica. In tutti è però possibile individuare alcuni suoi tratti caratteristici: una certa "naïveté", intesa come verginità della visione del mondo, un'inclinazione al figurare, presente anche nelle opere apparentemente non figurative e un'irrequietezza, che non lo ha mai fatto sentire appagato dei risultati raggiunti, spingendolo a non fossilizzarsi entro determinati schemi. Le sue opere, attraverso colori sonori e limpidi, parlano un linguaggio semplice e chiaro. All'inizio della carriera, dopo il periodo accademico, ha attraversato un momento sperimentale tendente all'astrazione, realizzando dipinti in cui l'intrico del tessuto cromatico a volte lascia sottintendere il ricordo di forme naturali. In alcuni casi queste opere sono firmate sui due lati contrapposti, in modo che girandole offrano un differente punto di vista all'osservatore. L'esigenza di ordine e narrazione, sentita forte in sé, lo ha poi riportato nell'ambito del figurare. Dal 1958 nelle sue opere si contrappongono registri scuri a note chiare e le forme si fanno sintetiche e geometrizzanti. Nel 1960 un'altra svolta: il colore si fa più vivace e si distribuisce in strisce orizzontali, rese con una pennellata piuttosto pastosa, ma al contempo minuziosa. Nonostante nei dipinti di questo periodo ci sia una prospettiva aerea studiata, si percepisce un'aria "naïve" e lo stesso si può dire per quelli successivi, dove è spesso rappresentata la figura femminile. A partire dal 1964 le tonalità della tavolozza si schiariscono e compaiono nature morte immerse in paesaggi rigogliosi e fantastici, espressione dei suoi stati d'animo. Non solo pittore, ha debuttato giovanissimo come scrittore con un atto unico presso il Piccolo Teatro di Firenze e ha poi collaborato con vari quotidiani in Italia e all'estero. A Milano ha pubblicato, per Colibrì edizioni, i romanzi Il tempo di Lapo (1994), Uno sbaglio del caso (1995) e Il viaggio continua (1998).

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